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racconto: Un Pezzente in Paradiso
Un Pezzente in ParadisoLe mie giornate fortunate cominciano tutte così, in modo curioso. Pioggia, cielo nero, lancette dell’orologio che strisciano sul quadrante con pigrizia, sensazione di calma piatta. Noia. Poi, come un refolo di vento sul mare immobile, le vele si gonfiano; qualcosa di inaspettato mi spinge alle spalle e navigo senza fatica verso l’orizzonte su un mare liscio come l’olio. Anche questa avventura è cominciata così, in una pallosissima mattina di inverno. Accendo il pc, mi connetto a internet e scarico la posta. Elimino le e-mail inutili, quelle indesiderate e quelle pallose. Clikko svogliatamente sul tasto canc. mentre contemporaneamente, in modo distratto, sfoglio un quotidiano. Poi una e-mail attrae la mia attenzione: Freeride trip Bugaboos, BC. Fammi leggere...


Ciao Emilio, come va? Sono Pietro Lastricati di Darwin Viaggi, ti ricordi di me? Ci siamo conosciuti a Roma in occasione di una serata dedicata allo sci fuoripista. Volevo sapere se può interessarti visitare Bugaboos verso la metà di aprile, giusto per conoscere le montagne fantastiche in cui è nato l’heliski e la filosofia di CMH. Fammi sapere se la cosa ti interessa, potremmo andarci insieme. A presto Pietro

Non ci posso credere, Bugaboos. Brithis Columbia. Canada. CMH Heliskiing. Yeah! Quando il freeride non si chiamava ancora freeride, e quando io ero uno sbarbato di 15 Bugaboos anni e giravo a caccia di ogni francobollo di neve fresca con un mono-sci ai piedi, il luogo magico dei miei sogni era questo: Bugaboos. Il luogo dov’è nato l’heliski e dove il monosci è divenuto famoso. In pochi lo sanno, ma io eccome se lo so! Ho passato ore e ore a vedere e rivedere all’infinito i primi video di mono-sci in neve fresca girati ai piedi dei pinnacoli di granito della Bogaboos Mountain. Io, là? Un sogno. Non fosse altro che per la spesa. Una settimana di heliski... Manteniamo la calma, devo pur darmi un contegno. Sono o non sono il direttore?


Ciao Pietro, come stai? Mi ricordo perfettamente di te e delle cose che ci siamo detti a Roma. Quando mi parlasti della possibilità di sciare a Bugaboos avevo considerato la cosa come un’eventualità, non come una possibilità concreta e immediata. E’ ovvio, mi piacerebbe venire a Bugaboos, ma solo se la cosa fa piacere a te, se una volta a casa sono libero di scrivere quello che penso e se non tolgo il posto a nessun altro. Nel corso del nostro incontro ho apprezzato la tua pratica efficienza e la tua schiettezza, quindi se verrò a Bugaboos sarà perché mi fido di te e dei tuoi interlocutori, poiché per quanto mi riguarda, di solito, fatico a organizzare imprese per la rivista rapportandomi in prima persona con gli scienziati del marketing con mille pretese. Ci sentiamo e se sono rose fioriranno. Sappi che ho sempre la borsa pronta. Per ora grazie e a presto. Emilio

E così eccomi in viaggio. Dopo un percorso “random” sui cieli dell’emisfero nord del mondo, su una rotta totalmente diversa da quella scritta sul mio biglietto aereo, giungo a Calgary. A Londra ho perso il primo aereo, e da lì è cominciata un’avventura senza fine fatta di liste di attesa, corse all’impazzata tra un terminal e l’altro, casi fortunati, cambi di rotta, telefonate, doganieri isterici. Personalmente non ho un buon feeling con i doganieri. Fatico a considerare intelligente e razionale un sistema di sicurezza che ti fa perdere un’ora di tempo, un aereo e tutte le coincidenze a seguire alla ricerca di una limetta per unghie dimenticata nel beauty, quando il manico della pala in alluminio, lungo 50 centimetri, transita inosservato nel tuo bagaglio a mano. A voi sembra normale? Comunque, finalmente giungo a Calgary. Esco dall’aeroporto e mi chiedo dove sarà mai il mio hotel. Airport Hotel, non lontano immagino. E infatti eccolo, dall’altra parte della strada. Attraverso, ed eccomi nella hall. In dieci minuti sono nella mia stanza dove incontro Pietro, che aveva già perso la speranza di vedermi puntuale. Quattro battute e poi crolliamo dal sonno. L’indomani saremo a Bugaboos, questo è ciò che conta. Verso il sogno > Il viaggio in autobus trascorre tranquillo e perfettamente organizzato, qualche ora di strada, un sandwich e poi siamo alla piazzola di atterraggio in attesa dell’elicottero. Giusto il tempo di conoscere gli altri 30 compagni di viaggio della settimana, per la maggior parte australiani. Quando il vibrare delle pale scuote l’aria e da lontano riesco ad avvistare l’elicottero che viene verso di noi, avverto un brivido lungo la schiena. Ci siamo. Questa infernale macchina volante si posa a terra. Dall’elicottero scendono gli ospiti della settimana precedente e vengono caricati a bordo i nostri bagagli. Tutto si svolge con una velocità e un’efficien- za impressionante. Senza fretta, con precisione ma in modo abbastanza spartano. Rimango impressionato. Quando l’elicottero vola via, finalmente, possiamo soddisfare la nostra curiosità e scambiare quattro parole con chi ha appena terminato la settimana di sci più bella della sua vita. Sono proprio queste le parole che usano i signori abbronzati e con il naso spellato dal sole quando ci parlano della loro vacanza appena conclusa: “La più bella settimana di sci della mia vita”. Mi sembra esagerino, ma le premesse sono incoraggianti. Ancora una mezz’ora in attesa dell’elicottero e poi sono pronto per il mio turno. Salgo a bordo di questa bellissima macchina volante. Abbandono il mondo “civile”, le strade, le automobili, i telefoni, gli impegni improrogabili e le scadenze e volo via, rapito da un altro pianeta fatto di neve, di sci e di montagne. Per una settimana sarò naufrago in questo mondo, a Bugaboos. In attesa della prima traccia > Siamo a venti minuti di volo dalla strada asfaltata più vicina, in un lodge di legno sprofondato in qualche metro di neve fresca. Mi sistemo nella mia stanza, operazione che richiede meno di cinque minuti, perché ho una borsa semivuota e pochi ricambi: maglietta e pantaloni della tuta, questo è l’abbigliamento per la settimana. Anche gli altri ospiti del lodge sono vestiti così, in modo informale e sportivo. Non c’è niente da dimostrare a nessuno, nessuna sfilata da fare. Tutti qui sono semplicemente malati di powder in attesa della prima traccia. Curiosamente noto che le camere del lodge non hanno chiavi. Le porte rimangono chiuse, ma non serve chiuderle a chiave. “Proprio come a casa tua, non hai bisogno di chiavi tra una stanza e l’altra per difendere la tua privacy o le tue cose”, mi dice Marc Piche, la guida che dirige il lodge. “E’una scelta molto apprezzata dai nostri ospiti. Quando vengono qui si sentono a casa. È una questione di mentalità, di rispetto. Filosofia. Abbiamo le chiavi disponibili per chi le vuole, ma nessuno le richiede mai”. Entusiasta della spiegazione ricevuta, mi abbandono inerte a tutti gli inevitabili briefing inerenti la sicurezza, in attesa del primo volo del giorno seguente. Mi sento in sintonia con questa filosofia. Il messaggio è importante, il coraggio di comunicare in questo modo a gente che sborsa un sacco di quattrini è ammirevole. Mi piace. Un vero “cannibal” > Svegliarsi. Alzarsi, fare la doccia e una colazione abbondante, vestirsi e mettersi gli scarponi. Uscire dal lodge e percorrere cinquanta metri fino alla piazzola di decollo dell’elicottero. Volare sulle torri granitiche di Bugaboos. Non sono poi molte le cose da fare appena dopo il risveglio, prima di ritrovarsi con gli sci oppure lo snowboard ai piedi in cima a una montagna dalla quale ci sono solo vie di discesa in neve fresca immacolata. Nessuna traccia. Nessun rumore. Un mondo talmente perfetto da sembrare quasi finto. Ma è sufficiente una prima curva, nella profonda e leggera neve canadese per capire che si tratta di realtà. Pura e semplice realtà. Una dopo l’altra le discese si avvicendano. In alto sui ghiacciai se il tempo è buono e la temperatura non troppo rigida, oppure in basso tra i boschi se la visibilità è meno buona oppure nevica. È difficile perdere un giorno di sci, a Bugaboos. Sono le gambe nonostante tutto a stabilire la misura, non il pilota dell’elicottero oppure il portafoglio. Il soggiorno tutto compreso, “all you can ski”, è grossomodo come il trattamento di uno di quei ristoranti in cui paghi un prezzo fisso e puoi mangiare tutto ciò che vuoi; dipende molto dalle dimensioni del tuo stomaco e del tuo appetito. A me la fame di neve fresca non manca mai! Sono ingordo, sempre l’ultimo a mollare e andrei avanti all’infinito. Un vero “cannibal”, come mi hanno soprannominato scherzosamente i miei amici sciatori. Sullo score con i metri di dislivello sciati, aggiornato ogni sera ed esposto nella sala da pranzo, rimango saldamente al comando insieme ad altri tre ospiti e a Pietro, a pieni giri, senza mostrare segni di cedimento. Ma dopo i primi quattro giorni di heliski ho la sensazione che qualcuno degli ospiti l’indomani cederà. La classifica sta per cambiare, anche Pietro lo sente. Le sue gambe da cittadino cominciano a vacillare, e io lo prendo in giro. Sciate di puro piacere > Il mercoledì, anche nella più classica delle “settimane bianche”, è sempre il giorno critico. Il momento in mezzo alla settimana in cui la stanchezza prevale sul desiderio di sciare fino all’esaurimento. Io lo so, lo sento. Portare la gente a sciare è anche il mio mestiere, conosco questo meccanismo: qualcuno tra i miei compagni oggi rientrerà presto al lodge, esausto. Anche le guide sembrano saperlo e con la massima discrezione ci scambiamo colpetti di gomito e sguardi d’intesa. Sono quasi tutti cotti. La grande onda sta per arrivare. Anche Pietro sta per mollare, lo trattengo per un paio di giri ancora, cerco di spiegargli che questo è l’attimo, che non deve mollare, ma poi anche lui rientra al lodge. “Vigliacco, mi lasci da solo a finire il lavoro!”, gli urlo scherzosamente, mentre il suo elicottero vola via e io rimango in cima a una montagna per proseguire in quello che credo. Resterà per sempre il pomeriggio di powder più “lussureggiante” della mia vita. Cielo azzurro e neve perfetta. Il ritmo con cui sciamo diventa forsennato, discese di un migliaio di metri di dislivello percorse tutte di un fiato. Non ci sono più “clienti” da aspettare. I pochi “ospiti” rimasti nel gruppo, per questo mercoledì da leoni, non si fanno attendere nemmeno un secondo. Siamo un gruppo di amici, non clienti. Oltre a noi ci sono solo guide e ragazzi dello staff saliti a bordo per approfittare dell’elicottero semivuoto. Tutta gente allenata e “cannibale” come me. Percorriamo linee stupende, un po’ più sostenute del solito, ma mai “estreme”, in pieno rispetto della filosofia di CMH: sciare per puro piacere. Cullati dalla gravità che ci dondola tra un curva e l’altra, mentre la neve fredda vola via sotto forma di nuvole di polvere alte come una villetta a due piani, godiamo appieno delle Bugaboos Mountain. Rientriamo al lodge dopo 17 (leggasi diciassette!) voli nella giornata, ubriachi di neve fresca. Il mondo sembra andare al rallentatore, non abbiamo impegni da assolvere o telefonate da fare. Siamo disconnessi dal mondo, lontani anni luce. Il nostro primo impegno è per domani mattina, per un’altra giornata di neve fresca. Lussuria totale. Pietro riesce solo a farfugliare un banalissimo “lo sapevo di non mollare...”. Io lo massacro di racconti di discese epiche e irripetibili, rigirando il dito nella piaga. Lui soffre in silenzio ma è felice. Il resto della settimana ve lo lascio immaginare. Lo straordinario ambiente fatto di tondeggianti ghiacciai immensi e aguzze torri di granito. La consistenza delle neve ad aprile, leggera e polverosa come in pieno inverno. I picnic sulla neve a metà della giornata in uno scenario da favola. La sauna e la Jacuzzi in mezzo alla neve, punto di ritrovo fisso dopo la giornata di sci in neve fresca. La festa della birra dell’ultima sera della settimana (nonché l’ultima sera della stagione al lodge prima della chiusura), in compagnia di una quindicina di australiane/i e dello staff del lodge al completo, in piena tempesta ormonale. Vi lascio immaginare le facce sbattute il mattino del rientro, dopo una notte di festa e più di 50.000 metri di dislivello sciati in una settimana. E, per finire, l’espressione dei miei amici al rientro in Italia, quando hanno saputo che - è proprio vero - questa potrebbe essere la settimana di sci fuoripista più bella della loro vita. Lo Giuro.


Ciao Pietro, ti sei ripreso? Solo due righe per ringraziare te e CMH per la settimana di sci in neve fresca più consistente della mia vita. È stato grandioso e ho apprezzato in pieno la filosofia e lo spirito dei tuoi amici canadesi, vera gente di montagna. A presto, Emilio e-mail: darwin@darwinviaggi.com, www.darwinviaggi.com - www.cmhski.com


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